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30 January 2011 @ 10:42 pm
Kamen Sequel /// Forgotten Feelings (Second Part) - [ITA]  
Ohayou!
Credits for this fiction go to green_feelings livejournal. Thanks to Shaina, for letting me translate her wonderful work ^_^

Ciao!

Ho sofferto come una cane a tradurre questa parte.. lo so che ormai dovrei aver superato la cosa.. lo so che ormai Jin canta solista e i KT sono un gruppo di cinque persone.. però.. non l'ho affatto superato!! Ma proprio per niente.
Posso andare a vedere Jin, posso andare a vedere i KT, ma la verità è che vorrei vederli insieme.. per sempreeeeeeeeeeeeeeee XD

Gioia, questa è per te, se non insistevi.. la saltavo a piè pari :DD

Douzo ^_^

 

banner by [info]naomi0211


Title: Kamen //Can you look right through me?// Forgotten Feeling
Pairing: Akanishi Jin x Kazuya Kamenashi //Akame//
Genre: Romance. Angst, Fluff
Rating: NC-13
Disclaimer: I don't own any of the characters in this story. I don't make profit with this.
Author: Yumiko Okahawa: journal GREEN FEELINGS

Summary: I sentimenti sono come maschere che indossiamo per comunicare il nostro io più profondo. Ma qualche volta ci scopriamo a usare queste maschere per nascondere il nostro vero volto.. Quanto Jin sa leggere le emozioni di Kazuya; quanto Kazuya capisce realmente Jin? Dopo essere stati insieme per così tanto tempo, alcune cose iniziano a cambiare, e i sentimenti a celarsi dietro delle maschere. 
 
A/N: BAAAAAM! Ecco che, dal nulla, arriva un'altro sequel di Kamen. Chi è sorpreso? Alzi la mano.. Davvero, ho scritto queste dieci pagine in un momento.

Spero vi piaccia.



 

Forgotten Feelings (Second Part)


“Okay, chiudere!”

Kazuya si rilassò, guardò Uchi vicino a lui e si chiese come avesse fatto Tegoshi a sparire come un razzo.

Miyao se la svignò dall’abbraccio delle attrici che gli erano intorno per la scena, alzandosi dal divano e inchinandosi a tutte loro.

“Aya-chan, stai..”

Kazuya si interruppe, quando le luci si spensero di colpo. Vide che la telecamera stava ancora girando, e trattenne un ghigno.

“Buon Compleanno!” Tutti gli si raccolsero intorno e qualcuno aprì la porta di ingresso della villa, entrando con un’enorme torta piena di candele; ventiquattro, immaginò.

“Grazie”, disse sorridendo e inchinandosi. Si girò, e scoppiò a ridere, quando si accorse che Tegoshi scendeva la scalinata cantandogli una canzone di buon compleanno.

Tutti lo applaudirono e Kazuya li ringraziò ancora, soffiando sulle candele. Ci volle un po’, prima che spegnessero le telecamere, lasciandoli liberi di rilassarsi.

Kazuya diede i fiori a uno degli assistenti di studio, dicendogli di metterli in un vaso con un po’ d’acqua, e poi tagliò la torta.

“Scusate ma adesso devo andare”, si scusò Miyao dopo un po’, inchinandosi e lasciando la stanza.

Lentamente, la gente iniziò a tornare al lavoro, oppure si diresse nei camerini per cambiarsi e andare a casa.

Kazuya fece lo stesso, andò a cambiarsi, insieme con Uchi.

“Sai, mi piacerebbe mangiare ancora la tua pasta.” Disse il più grande.

Kazuya sbattè le palpebre, confuso.

“L’ultima volta, quando io e Tegoshi siamo venuti a trovarti, la pasta che hai fatto era veramente buona.” Uchi sogghignò.

Kazuya piegò la testa di lato. “Veramente si trattava di una cena arrangiata con degli avanzi della sera prima. L’aveva preparata per..” Si bloccò, e guardò per terra.

“Jin”, finì Uchi per lui. “La pasta piace anche a lui, vero?”

Kazuya annuì. “E’ facile da fare, così riesce a farla anche da solo. Anche se la mia è migliore.”

Uchi rise. “Non ne dubito. E’ stata la più buona che abbia mai mangiato.”

Non poteva farci niente; gli faceva piacere. Sapeva che Uchi non aveva cattive intenzioni. Voleva solo che fra loro fosse tutto normale di nuovo. “Te ne preparerò una, la prossima volta.”

 “Kamenashi-kun!”

Si girò, sentendosi chiamare dal suo manager, e sollevò un sopracciglio. “Cosa c’è?”

“Abbiamo un meeting urgente. Cambiati e vieni fuori, andiamo al Jimusho, gli altri ci stanno aspettando lì.”

Kazuya guardò Uchi, e l’altro scrollò le spalle.

“Riguarda il gruppo?” gli chiese.

“Pare di sì”, rispose Kazuya affrettandosi verso i camerini. Quando si fu cambiato, salutò Uchi brevemente e uscì.

“Di che cosa si tratta”, chiese, sedendosi sul sedile posteriore della macchina.

“Vi spiegheremo tutto, quando sarete insieme.”

Il suo manager sembrava nervoso, e Kazuya sapeva che era un brutto segno.

Rimase in silenzio, aspettando di arrivare in ufficio. Mentre entrava nell’edificio, il suo cellulare iniziò a vibrare. Si fermò e lo tirò fuori, continuando a camminare verso la sala riunioni.

“Jin”, rispose. “Non è un po’ tardi per chiamare? Il mio compleanno è quasi..”

“Non sei ancora in sala riunioni?” lo interruppe il più grande.

Kazuya si accigliò. “No?”

“Bene.” Sembrava sollevato.

“Che succede, Jin?”

“Ascolta, Kazuya”, disse, e la sua voce aveva un tono di urgenza. “Volevo dirtelo prima, veramente. Non dovevi saperlo così, non da loro. Non dovrei dirtelo al telefono, ma voglio che tu lo sappia da me. Non ho avuto la possibilità di farlo prima e tutto si è mosso così in fretta. L’hanno deciso oggi, e non ho potuto chiederti cosa ne pensavi, ma sapevo già cosa mi avresti risposto, così..”

“Jin!” Kazuya lo sentì azzittirsi. “Di che cosa si tratta? Che cosa è successo?”

“Sarò lì in dieci minuti. Non permetterò che tu affronti tutto questo da solo. Koki perderà le staffe, e Ueda si incazzerà da morire, ma tu manterrai la calma, okay?”

Kazuya fissò la porta della sala riunioni di fronte a lui, la presa sul telefono sempre più stretta. “Jin, dimmelo e basta. Cosa succede?”

“Alcuni produttori americani sono venuti a vedere i miei concerti.. e loro.. torno a Los Angeles, Kazuya. Farò dei concerti lì.”

Kazuya sentì il cuore cadergli fino alle ginocchia. Fino a un momento prima gli aveva rimbombato in gola. “Come..”

“Volevo dirtelo, subito dopo che hanno fatto l’offerta. La direzione ha accettato oggi. Non ho avuto molto da aggiungere.” La voce di Jin era densa, carica di sensi di colpa. “Avrei dovuto dirtelo.”

“Quando? Per quanto?” Le domande sgorgavano senza sosta nella sua mente.

Jin esitò, ma sapeva che era il momento di dirlo. “In Maggio. Altri sei mesi.”

Entrambi sapevano che cosa significava, Kazuya non dovette dire nulla. Rimase in silenzio; sbattendo gli occhi, sapendo che Jin non aveva voluto ferirlo, con questo.

Era sempre stato il suo sogno.

“E’..” Il più giovane tentò di inghiottire il grosso nodo alla gola, ma non ci riuscì. Lo faceva sentire come se stesse soffocando, affogando. “Congratulazioni.”

“Sarebbe la mia frase oggi; dopotutto è il tuo compleanno.”

“Hai più di un motivo per festeggiare, no?”

“Kazuya..” Jin prese un respiro profondo. “Lasciamelo dire solo una volta, okay?”

Kazuya si morse le labbra, cercando di raccogliere i pensieri. “Lo odio.”

“Lo so, ma mi calmerà. E calmerà anche te. Te lo prometto.”

Kazuya non rispose; si coprì la bocca, tentando di ricomporsi. “Sono calmo.”

Rimasero in silenzio, poi Jin impose il suo desiderio e disse lentamente: “Sarò lì in pochi minuti, babe.”

Kazuya chiuse la conversazione, sapeva che non avrebbe dovuto, ma Jin si era sbagliato.

Non lo calmava, affatto. Non gli piaceva essere chiamato così, non gli era mai piaciuto. Ma dopotutto, era l’unico per cui Jin creava quegli stupidi vezzeggiativi. Non lo avrebbe fatto per nessun altro, solo per la persona che amava.

Kazuya strinse i denti ed aprì la porta della sala riunioni.

Tutti lo fissavano, e si chiese se la sua espressione dicesse già troppo. Scelse di sedersi di fianco a Koki di proposito, ricordando le parole di Jin. La sedia accanto a lui dall’altro lato era vuota, sperò che anche Jin lo notasse.

“Okay, visto che ci siamo tutti, possiamo iniziare.” Uno dei manager si alzò per parlare.

“Jin non è ancora arrivato”, disse Ueda.

“Non c’è bisogno che venga. Sai già cosa vi dobbiamo dire.”

Nakamaru si rabbuiò, e lanciò un’occhiata a Kazuya, che rimase a fissarsi le mani appoggiate in grembo.

“Abbiamo ricevuto un’offerta che riguarda Akanishi-kun.” Il manager li guardò, prima di continuare. “Gli è stato proposto un tour in America e abbiamo deciso di accettare.”

La stanza rimase in silenzio, Kazuya sentì che Koki si tendeva, accanto a lui.

“Quando?”, chiese Taguchi.

“E’ questo il problema, veramente.” Il manager sospirò. “L’offerta è per Giugno. Con tutti i preparativi necessari, dovremo farlo partire in Maggio, immagino.”

Koki si alzò dalla sedia, sbattendo i pugni sul tavolo. “E’ impossibile.”

“Non è un’occasione che si presenta tutti i giorni.”

“Ma avremo il nostro tour, il tour dei KAT-TUN, in quei mesi!”

“E’ il suo sogno, non può rifiutare.”

Tutti diressero la loro attenzione a Kazuya, che aveva appena pronunciato quelle parole.

“Ma, Kame, non si tratta solo di lui, ma di tutti noi”, disse Nakamaru.

Kazuya annuì, e vide che Ueda incrociava le braccia sul petto e abbassava lo sguardo sul tavolo, le labbra strette in una linea sottile. Era furioso.

“Non ci è utile, perdere la calma. Dobbiamo ragionare obbiettivamente e non perdere la testa.” Disse Kazuya.

Fu quello che Jin sentì, aprendo la porta, vedendo Koki in piedi vicino a Kazuya. Tutti si girarono verso di lui, mentre entrava e si sedeva accanto al suo partner.

Nessuno parlò, e Jin prese un grosso respiro, chinando la testa. “Mi dispiace.”

“Sarà meglio”, sibilò Koki.

“Koki”, iniziò Kazuya, ma Jin lo fermò, mettendo una mano su quelle di Kazuya. Kazuya lo fissò, sbalordito. Non si toccavano mai, non mostravano alcun segno di affetto o di intimità, quando erano con gli altri.

Era un accordo ormai consolidato.

“E’ tutto okay, Kazuya, ha diritto di essere arrabbiato.”

Kazuya sapeva che non era dura solo per lui, così girò la mano sotto quella di Jin, fino a quando furono palmo a palmo.

“So che siete arrabbiati con me, e posso capirlo. Non posso comunque rifiutare quest’offerta”, disse Jin, guardando Taguchi attraverso il tavolo. Sembrava meno arrabbiato di Ueda e Koki, mentre l’espressione di Nakamaru era neutra. “E’ un’occasione che capita una volta nella vita, e voglio coglierla.”

“Di che tipo di tour si tratterà?”

La domanda venne da Nakamaru, e il manager rispose.

“Per adesso sono due date. Se andranno bene, probabilmente ne aggiungeremo delle altre.”

“Allora potrai tornare per il nostro tour”, tentò Taguchi.

“E’ difficile per la VISA. Abbiamo sei mesi di permesso, ci conviene sfruttarli tutti. Partirà a Maggio e tornerà in Ottobre.”

Jin si accorse che Kazuya si irrigidiva, accanto a lui. Accarezzò con il pollice, il dorso della mano di Kazuya, per rassicurarlo. “Non posso fare tutte e due le cose?”

Il manager scosse la testa.

“Perché fino a Ottobre? Non è sufficiente Luglio?” Koki ancora non si era seduto.

“Vogliamo sfruttare l’opportunità al massimo. E’ più facile avere una VISA per sei mesi, se si tratta di lavoro.”

“Lascerai il gruppo?”

Era la prima volta che Ueda parlava e Jin lo guardò, accorgendosi che non aveva nemmeno alzato la testa. Nakamaru lo fissava, l’espressione neutra mutata in una di preoccupazione.

“Non penso di farlo.”

“Se va bene, se avrai successo, è impensabile che torni indietro a far parte di una boy band”, rimarcò Koki e nessuno rispose, sapendo che aveva ragione. “Andrai avanti con la tua carriera da solista laggiù.”

Non gli fece nessun effetto. Jin guardò il tavolo, chiedendosi perché non gli faceva male. Koki aveva ragione, era la verità, ecco probabilmente perché.

“Per adesso non ho in programma di lasciare il gruppo”, fu tutto quello che potè dire. “Ma voglio cogliere questa opportunità.”

Kazuya aveva ascoltato in silenzio per tutto il tempo e ora si sedette dritto, togliendo la mano da quella di Jin e mettendo le braccia sul tavolo.

“Ci siamo già passati. E’ andata bene. Siamo andati bene, no?”

Jin lo guardò, chiedendosi perché esattamente adesso iniziasse a fare male.

“Ce la faremo da soli. Faremo il nostro tour, noi cinque. Faremo la promozione, e tutto quello che verrà, come un gruppo di cinque persone.” Kazuya gettò un’occhiata a Koki. “Faremo da soli, fino a quando Jin tornerà e saremo di nuovo in sei. Sappiamo come sarà; siamo capaci di affrontarlo. L’abbiamo già fatto.”

Jin si rabbuiò, non sapeva perché, ma il modo in cui Kazuya parlava, il suo essere così comprensivo, così superiore, gli faceva male. Aveva immaginato che Kazuya sarebbe stato così; lo aveva saputo dall’inizio. Ma inspiegabilmente, iniziò a sperare che fosse più come Koki, che facesse una casino, che gli dicesse di restare.

La realizzazione lo colpì.

Kazuya era l’unico che poteva farlo rimanere, che poteva fargli cambiare idea. Perché era l’unico che Jin amava. E se anche Kazuya lo amava, non avrebbe dovuto cercare di trattenerlo vicino a lui?

Non avrebbe dovuto essere meno comprensivo?

Taguchi annuì. “Penso che Kame abbia ragione. Dobbiamo solo lasciare che le cose seguano il loro corso, e vedere dove ci porteranno, tutti noi.”

Ueda non disse una parola, Nakamaru annuì a quelle parole e Koki espresse la sua approvazione sedendosi di nuovo.

Jin li guardò, uno per uno, sapendo che nessuno di loro aveva il potere di fargli cambiare idea, ma quando Kazuya si girò verso di lui e gli sorrise, si sentì cadere a pezzi.

Cominciò a sperare di poter cambiare idea. Ma Kazuya era l’unico capace di fargliela cambiare.

E Kazuya non ci aveva nemmeno provato.

 

“Non hai protestato nemmeno una volta”, notò Jin, mentre lasciavano l’edificio insieme.

Kazuya lo guardò. Jin aveva un’aspetto stanco. Era venuto lì direttamente dal suo concerto, senza riposare nemmeno un momento. “Guido io? Puoi lasciare la macchina qui; domani sono libero e ti posso portare al lavoro.”

Jin annuì, seguendo Kazuya alla sua macchina e sedendosi al posto passeggero. “Cosa ne pensi, Kazuya?”

Il più giovane non rispose, mentre guidava la macchina fuori dal parcheggio e verso casa.

“Penso che ti sia stata offerta una grande opportunità.”

Jin lo guardò. La musica sommessa riempiva il silenzio fra loro. “E’ tutto?”

Kazuya iniziò a canticchiare, alzando leggermente il volume. Jin fece una smorfia.

 “Kazuya..”

“E’ tutto, Jin. Sono felice per te.”

Jin ammutolì, sentendo quella frase. Annuì leggermente. Certo che Kazuya era felice per lui. Lo amava, voleva che Jin fosse felice, quindi supportava pienamente la sua decisione.

Non tentò più di parlarne; invece, Jin si mise ad ascoltare la voce roca di Kazuya seguire morbida la canzone alla radio.

Era una di quelle canzoni tristi, una melodia malinconica con un testo strappalacrime.

Kazuya si fermò di fronte all’edificio dove abitava Jin ed esitò, prima di uscire dalla macchina, seguendo il più grande.

“Avremmo dovuto fermarci al combini; non credo di avere nulla di commestibile in casa.”

Il più giovane scrollò e spalle. “Non ho fame.”

“Ma per domain mattina, dovremmo almeno..”

“Non dormo da te, Jin.”

Si fermò di fronte all’ascensore e fissò Kazuya. “Perché?”

“Devo fare delle cose, domani che è il mio giorno libero. Le farò stasera, ti passo a prendere domani mattina e poi dormirò tutto il giorno.” Kazuya sorrise leggermente, entrando nell’ascensore.

Jin lo seguì lentamente. “E’ il tuo compleanno.”

“Vado a trovare i miei, adesso”, disse Kazuya.

“Te l’ho rovinato.”

Kazuya guardò Jin, e scosse lentamente la testa. “Non è vero. L’hai reso più bello. Ti ho detto che sono felice per te, no?”

“Oggi doveva essere il tuo giorno.” Jin andò avanti, quando la porta di aprì. “E ora, si parla solo di me.”

“Non è nulla di nuovo, per me”, disse Kazuya seccamente. “Non sono geloso del tuo successo, Jin.”

Fermandosi davanti alla porta del proprio appartamento, Jin lo guardò, facendo una smorfia che Kazuya azzardò interpretare come un broncio. “Non sei come me.”

Sorridendo, Kazuya gli si avvicinò di un passo. “Abbiamo già superato tutto questo, non è vero? Possiamo gestirlo.”

Tirando fuori le chiavi, Jin annuì. “Vuoi entrare?”

Kazuya scosse la testa e si chinò in avanti, sfiorando con le labbra quelle di Jin.

Sorrise lievemente, notando come Jin lo fissava, ipnotizzato. Si leccò il labbro inferiore, facendo rabbrividire il più grande.

Kazuya ne approfittò, baciandolo di nuovo e rendendo il bacio più profondo. Sentì le chiavi cadere al suolo.

Il suono risvegliò Jin; sussultò e sbattè gli occhi. Poi prese le chiavi da terra, guardando ancora Kazuya, cercando di capire cosa stava pensando.

Il più giovane sorrise, con gentilezza, ma c’era qualche cosa nei suoi occhi. Qualcos’altro, che si prendeva gioco di lui, dolcemente.

Jin si girò per aprire la porta, faticando a trovare la chiave giusta.

“Se entro ora, non mi lascerai più andare via, vero?”

Le mani di Jin si bloccarono e le chiavi caddero di nuovo.

Kazuya rise apertamente, questa volta, e si chinò a prenderle per Jin. Gli mise le chiavi in mano, trattenendo poi la mano di Jin nella sua, prima di avvicinarsi di nuovo e prendersi un altro bacio. Questa volta fu un bacio delicato, che gli tolse il respiro.

“Buona notte, Jin.”

Jin annuì, aprì la porta e entrò, chiudendola alle spalle. Kazuya rimase un momento ancora, stringendo le labbra, prima di girarsi.

Sorrise fra sé e sé, sentendo le chiavi che cadevano ancora una volta, al di là della porta.

Lasciando l’edificio, Kazuya cercò di calmarsi. Era scosso, probabilmente come Jin. Sapeva che i baci che aveva dato all’altro erano stati per calmarlo, per mostrargli che fra loro andava tutto bene. Ma questo non cambiava l’effetto che avevano su lui stesso.

Kazuya era spaventato.

Durante la telefonata, aveva perso la testa, ma subito dopo aveva ripreso il controllo. Non poteva permettere a Jin di vedere.

Se c’era una cosa su cui era sicuro, su cui avrebbe scommesso la sua stessa vita, era che Jin lo amava veramente.

Kazuya era la debolezza di Jin; era qualcosa che Jin non aveva mai potuto lasciarsi alle spalle.

Se qualcuno al mondo poteva fargli cambiare idea, poteva convincerlo a restare, era Kazuya.

Sapeva che sarebbe bastata una sola parola da parte sua, e Jin avrebbe rinunciato, non sarebbe più partito e sarebbe rimasto accanto a lui.

Ma non poteva prendersi quella responsabilità. Era il sogno di Jin, la sua meta, il suo desiderio di sempre.

Non sarebbe stato giusto se gli avesse detto quanto era spaventato, quanto Jin gli sarebbe mancato, quanto avrebbe voluto che non partisse.

Le sue mani tremavano, quando entrò nella macchina, ma non esitò un secondo ad andarsene. Nel caso Jin lo stesse guardando dalla finestra dell’appartamento.

Non voleva che capisse.

Non si ricordava nemmeno come era arrivato a casa. Si sentiva insensibile e scosso.

Aprì la porta, entrò, la chiuse alle sue spalle e sospirò profondamente, prima di sprofondare a terra, rannicchiato sui talloni, le braccia intorno al corpo, guardando in basso.

Kazuya si sentiva miserabile, gelido, prosciugato, tutto allo stesso tempo. Senza emozioni e vuoto. Anche solo immaginare che Jin sarebbe partito, che non l’avrebbe visto per così tanto tempo, gli spezzava il cuore.

Iniziò a singhiozzare, mordendosi le labbra per trattenersi. Come se Jin fosse ancora lì, cercò di nascondere la propria disperazione, le lacrime, inghiottendo i suoi stessi singhiozzi, cercando di smettere di piangere.

Ma guardando la chiave che aveva in mano, il talismano rosa e oro, non poteva smettere.

Non voleva che Jin lo scoprisse, non voleva che si accorgesse mai del dolore che provava. Altrimenti sarebbe rimasto.

Stringendo il talismano nel pugno, Kazuya cadde all’indietro contro la porta, scivolando seduto per terra, il pugno contro il petto.

Kazuya non poteva obbligare Jin a rimanere con lui.

Non ne aveva il diritto.

 


 
 
Current Location: Lugano, Swiss
Current Mood: creative
Current Music: Ultimate Wheels - KT
 
 
 
tenshi_no_jin: ✖ Not every story has a happy ending-赤西tenshi_no_jin on January 30th, 2011 10:07 pm (UTC)
Cri T^T *hug*
Condivido completamente le tue parole: da una parte so che la vita va avanti e che le cose sono andate come sono andate... ma una parte di me soffre da morire: se un giorno andrò ad un loro concerto, non vedrò mai i KAT-TUN nella formazione in cui l'ho conosciuti e amati a prima vista.
Per quanto il mio cuore continui a battere per loro incessantemente, sento sempre un battito mancare...
Grazie! ♥ per la dedica e per averla tradotta!
Ti ringrazio davvero di cuore ♥ ♥ ♥

Ora la vado a leggere! :P
...E poi ricommento! ;) XDDD
tenshi_no_jin: ☆ Kame White X'mastenshi_no_jin on January 30th, 2011 10:50 pm (UTC)
Ho letto tutto d'un fiato! o>^<o Senza la minima interruzione! *fight0* Ed è struggente! Nella prima parte ti accenna, ti da un lieve indizio della "tempesta" che nella seconda parte poi si scatena. Il modo in cui Kame prima affronta la cosa, con decisione quasi glaciale, per impedire a Jin di negarsi la sua possibilità e dopo che cerca di non abbandonarsi alla sofferenza, nemmeno nel suo privato, è straziante. E' atroce. Shaina ha scritto un stralcio di realtà e tu l'hai resa benissimo in italiano, lasciando trasparire tutta l'angoscia che impregnava queste pagine... Grazie Cri per il tuo lavoro. Lo apprezzo sempre tantissimo!
edogawaedogawa on February 4th, 2011 02:40 pm (UTC)
Ciao!

Che bello, sono contenta che ti sia piaciuta. Sai che il momento in cui Kame parte dal parcheggio, in fretta per non far capire niente a Jin, nel caso stesse guardando dalla finestra.. ah, troppo bella.
Per non parlare di quando entra in casa e si accascia a terra.. aaargh!! Stavo male!

Scusa il ritardo nella mia risposta, sono stata malaticcia. Grazie per aver letto e per il commento ^_^

Ora faccio le due drabble e poi mi aspetta l'ultima one-shot.. un mostro di 33 pagine..
eos_92eos_92 on January 30th, 2011 10:17 pm (UTC)
Mi sono sempre chiesta come sia andata davvero questa cosa della partenza di Jin e della sua carriera da solista.
Chissà se c'è stata davvero una riunione come quella? Bah.. personalmente penso di no.. perché mi sa una cosa "calata dall'alto" diciamo..
Cmq.. se davvero fosse successo... nessuno ha il diritto di privare qualcuno dei propri sogni.. sarò di sicuro infantile, nel pensare ciò, ma mi sento molto vicino a Kame.
A volte amare qualcuno significa risucire a lasciarlo andare, o è una frase fatta? xD

Attendo i prossimi sviluppi!
Un bacione <3
edogawaedogawa on February 4th, 2011 02:45 pm (UTC)
Sì, anche io penso che, se veramente le cose stanno così, Kame ha fatto bene a non fermare Jin.

In un'intervista, Kame ha detto che lui è il tipo di persona che dice alla propria ragazza (non usava la parola ragazza, ma qualche cosa di più indefinito :D..) che va tutto bene, di fare quello che desidera, e poi piange in segreto quando nessuno lo vede!! Proprio come nella fiction XDDD

Se volessimo parlare della separazione fra Jin e i KT ci sarebbero tonnellate di cose da valutare.. alla fine è andata così, e io voglio sostenerli, sia i KT che Jin solista..

E poi.. anche Kame fa delle cosucce da solista.. tipo.. DREAM BOYSSSSSSSSSSSSSSSSSS!!!!!!!!

:D

Grazie per il commento, mi fa sempre piacere vederti su queste pagine ^^
eos_92eos_92 on February 4th, 2011 05:33 pm (UTC)
Eeeehi!!!
Kame-chan è proprio un tipo profondo xD
Cmq... sono proprio curiosa di sapere come la cosa andrà a finire!

Vogliamo parlare di DREAM BOYS??? Oddio, sono emozionata!!!! ^^

Un bacione!